Tatuaggi all’hennè in spiaggia? No grazie! Preferisco in studio.

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Tatuaggi all’hennè in spiaggia, la tentazione più pericolosa dell’estate

Tutti sappiamo quant’è facile farsi trasportare dall’idea di sottoporsi a dei tatuaggi all’hennè in spiaggia! D’altronde quei tatuatori così carismatici ci mettono poco a convincerci: prezzi bassissimi, tantissimi disegni stupendi tra cui scegliere, il trattamento è completamente indolore e soprattutto dopo pochi giorni spariscono! Però non è assolutamente tutto rose e fiori come sembra, in questo articolo ti spiegheremo perché non bisogna assolutamente accettare dei tatuaggi all’hennè in spiaggia.

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Tatuaggi all’hennè naturale: cosa sono?

I tatuaggi all’henné sono tatuaggi non permanenti e dalla durata variabile. Vengono realizzati con prodotti ricavati dalle foglie e dai rami degli arbusti della Lawsonia inermis. Questa è una pianta, nota anche come henna o enna, da cui si ricava una polvere più o meno rossastra a seconda della composizione dei fiori e degli arbusti, che andrà poi a costituire l’henné dei tatuaggi e della colorazione dei capelli. La tonalità rosso bruna varia in funzione della composizione in rami (rosso) e foglie (marrone). Le foglie raccolte vengono essiccate, polverizzate e setacciate per creare la famosa polvere riflessante colorante. Spesso henné viene mescolato con l’indaco per disporre di una maggior gamma di colori scuri.

Da dove derivano i tatuaggi all’hennè?

L’origine del tatuaggio all’henné risale alle origini dell’umanità, infatti le popolazioni dell’area sahariana lo utilizzavano come pianta medicinale e per tatuaggi in occasione di feste ed eventi sacri, fu utilizzato in Mesopotamia, poi dagli Ebrei e dagli Egiziani. Si è scoperto che i capelli della mummia di Ramesse II erano stati tinti con l’henné. Alcuni testi assiri del VII secolo a.C. descrivono i preparativi di matrimonio di una giovane donna dalle palme delle mani e unghie colorate con l’henné. In Cina le donne dipingevano fiori sulle unghie. In Vietnam le donne si smaltavano i denti di nero, e l’henné addizionato con additivi annerenti offriva loro una tintura economica. Poi l’henné conquistò l’India nel XII secolo.

Tatuaggi all’hennè in spiaggia: perché no?

La loro bellezza affascina molti, sopratutto i giovani e i piccini. L’idea di potersi tatuare uno di quei meravigliosi disegni e la certezza che si tratti solo di segni temporanei, li rende anche più semplici da presentare ai genitori. Purtroppo però negli ultimi anni sono diventati protagonisti di un aumento significativo e allarmante dei casi di reazioni cutanee nelle persone che li hanno provati.

Si tratta soprattutto di eczemi che, in qualche caso, hanno lasciato anche cicatrici. I disturbi si manifestano dopo una o due settimane dall’applicazione e passano nel giro di 15 giorni circa. Ma possono avere conseguenze a vita per il fenomeno della sensibilizzazione.

Cosa contengono i tatuaggi all’hennè in spiaggia?

i disturbi non dipendono dall’henné in quanto tale, questo colorante al “naturale” è relativamente sicuro. La causa invece, si chiama parafenilendiamina (PPD, un additivo usato per rendere il colore più lucido, brillante e duraturo, che ricorre anche in alcune tinture per capelli e in molti altri prodotti).

Nelle tinture la concentrazione massima ammessa  è del 6%. Nell’henné “finto” arriva al 10-15%: abbastanza da sensibilizzare la pelle al primo contatto. Come si riconosce? Dal colore: con l’henné naturale non si hanno mai disegni neri.

 

La soluzione è, come sempre, quella di rivolgersi a dei professionisti che operano in strutture abilitate e con materiali sicuri. Sulla salute non bisogna mai scherzare!

tatuaggi all’hennè in spiaggia

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